Michele Tavola, critico d’arte

Invitati:

KATIA DILELLA

CINZIA FIORESE

KUDO FUMITAKA

ALBERTO GIANFREDA

 

Quattro artisti che propongono linguaggi diversi, stili diversi, tecniche diverse. Quattro artisti che, insieme, bene rappresentano il panorama frammentario e magmatico dell’arte contemporanea. In un’epoca che ha recentemente e progressivamente visto morire le ideologie, non solo politiche ma soprattutto culturali, in un’epoca caratterizzata dalla complessità e dal continuo moltiplicarsi di informazioni e stimoli, si inseriscono in maniera organica i lavori di Katia Dilella, Cinzia Fiorese, Alberto Gianfreda e Fumitaka Kudo.

Enormi cetacei, mostri marini di altre ere, forse preistoriche o forse mai esistite, creature acquatiche impressionanti che sembrano sgorgate da bestiari d’invenzione o dalla fantasia allucinata dei surrealisti, popolano l’immaginario figurativo di Fumitaka Kudo. La sua ineccepibile tecnica di disegno affonda le radici nell’antica tradizione orientale e, allo stesso tempo, dialoga senza timore reverenziale con la lezione immortale dei maestri rinascimentali, Leonardo in primis.

Cattivo, contemporaneo e metropolitano è il segno di Katia Dilella, che registra tracce di faticosa e monotona vita quotidiana in periferie grigie e tristi, uguali e indistinguibili a Milano come a Londra, a Palermo come a Berlino. Tra lavanderie automatiche e interni di autobus notturni, cabine del telefono e bidoni della spazzatura, l’artista ci propone un mondo espressivo sospeso tra le atmosfere dei paesaggi urbani di Sironi e la potente immediatezza della street art.

Uno spazio fisico tridimensionale, ovvero un appartamento di Parigi dove Nevenka vive da circa cinquant’anni, viene scomposto e destrutturato fino a essere condensato e distillato in una sequenza armonica di campiture piatte di colore, opportunamente accostate le une alle altre. Chi sia Nevenka non è importante, interessa piuttosto che la sua casa sia un luogo dell’anima per Cinzia Fiorese, che per questo motivo ha trasformato muri, volumi e forme in una personale e poetica geometria dei sentimenti.

Ferro e terracotta, corpi freddi e corpi caldi, materiali rigidi e materiali malleabili si uniscono e si fondono nel momento magico e alchemico della cottura al forno, cambiando forma e colore per diventare una cosa sola. L’indagine sulla materia, con le sue infinite possibili combinazioni, è al centro della ricerca di Alberto Gianfreda, che sfida il suo pubblico a vivere esperienze sensoriali nuove: i suoi lavori non sono semplici opere plastiche, ma potrebbero essere definiti spazi fluttuanti.