Rachele Ferrario, critico d’arte

Invitati:

PAOLO BORRELLI

REBECCA FORSTER

ANTONIO PIGA

NAZZARENA POLI MARAMOTTI

 

Ho segnalato Rebecca Forster, Nazzarena Poli Maramotti, Paolo Borrelli e Antonio Piga perché per vie diverse indagano aspetti singolari nelle poetiche e nelle scelte dei materiali. Rebecca Forster sfida l’idea del disegno tradizionale e sulla carta insieme con la matita spruzza vernice spray. Usa fogli unici, che piega, taglia, strappa, manipola come fossero materiale scultoreo. Narra storie universali, archetipiche ispirandosi alle mappe delle città in cui le accade di vivere o a vasi greci antichi che rintraccia nei musei; ma trae spunto anche dalle proprie esperienze come quella recente a NewYork, cui si riferisce l’opera scelta per quest’occasione. Un’abitudine alimentare diventa motivo iconografico, le uova fritte che si mangiano a Manhattan, la macchia gialla al centro del disegno.

Nazzarena Poli Maramotti è pittrice. Guarda alla lezione del passato – Soutine, Bacon, Baselitz – e del presente – Marguerite Dumas. Non teme la tradizione nelle tele di piccole dimensione con ritratti senza volto e nature morte: il segno, il colore e la materia si fondono nel campo dell’azione pittorica. Nei suoi ritratti senza volto, che alludono alla metamorfosi Poli Maramotti cerca la sintesi tra pittura e letteratura e trova uno stile personale.

Anche per Paolo Borrelli il rapporto con i materiali è intimo, soggetto a una disciplina inconscia, da cui recentemente è nato un mondo popolato di elementi fantastici, surreali e pop allo stesso tempo. Borrelli spesso produce “sequenze” che si dispongono in modo autonomo e in serie. In Erbacce qui proposto usa olio e tempera su tela con differenti livelli di intensità per ottenere altrettanti gradi di opacità e rendere più efficace l’enigma: le erbacce si rifersicono al mondo vegetale o a quello animale? E quello che noi percepiamo della realtà corrisponde al vero?

Per Antonio Piga, invece, il ricamo è una sorta di esercizio metale. I suoi punti, però, non sono cuciti con ago e filo ma con ago e sottili capelli di persone diverse. Piga – comela Forstere come Borrelli – attua una sorta di “reset” dell’immagine e traduce il disordine in sistema compositivo (e cognitivo) leggero, ironico, ludico e a tratti irriverente. Non ci sono nodi nei suoi fogli composti da tracce sottili, ma lo scorrere del filo della memoria: ogni pagina un piccolo “set”, una piccola “comic strip”, un racconto di vite.