Luca Pietro Nicoletti, critico d’arte

Invitati:

NOVELLA BELLORA

GIOVANNI MATTIO

ESTER MARIA NEGRETTI

GABRIELE POLI

 

Temi della materia

 

Gli artisti qui selezionati propongono, nelle loro differenti declinazioni, percorsi che muovono ai confini della figurazione, ricercando una pittura in cui il vero protagonista è il materiale stesso attraverso cui si struttura la rappresentazione: più che problemi di iconografia o di invenzione compositiva, insomma, la riflessione di questi artisti si concentra soprattutto sulle possibilità di traduzione del reale in un linguaggio che si pone, grazie agli strumenti offerti dalla lezione informale, sulla soglia prima del salto nella pura arte astratta, proponendo una pittura che si presta a una visione lenticolare, che apprezza il dettaglio e la qualità estetica della materia pittorica proprio in quanto materia. In tutti questi casi, poi, gli artisti hanno seguito un percorso in cui la riflessione sulla rappresentazione è stata congiunta a una continua sperimentazione tecnica, spesso addentrandosi in territori non canonici, con l’inserimento di terre, sabbia o altri materiali non ortodossi, ma tutti volti ad arricchire la qualità visiva della superficie.

Per Mattio il campo visivo è per l’occhio uno spazio di riposo in cui far parlare la superficie nella sua qualità materica e cromatica più pura, pur rimanendo un frammento infinitesimale di realtà: è sparita la veduta, di cui si sono ritagliate piccolissime porzioni per mostrare il risvolto “minerale”. Per gli altri tre artisti, invece, il punto di partenza è ancora il paesaggio come orizzonte, quasi come spartiacque fra un ribollire di materia più denso e uno spazio di respiro più diradato. Nel caso di Novella Bellora, lo smalto sembra quasi una materia incandescente da cui affiora il profilo di un paesaggio primordiale, inospitale forse, nato da un magma in via di assestamento. Ester Negretti, invece, memore della sensibilità visiva  soffusa dei laghi lombardi dove vive, ha preferito una tavolozza tonale e un lavoro sulla tache di impasto-colore modellato sulla tela, arrivando a una superficie sensibile nei confronti delle variazioni luminose. Gabriele Poli, infine, conduce da anni una epica perlustrazione delle aree marginali, ricordando che nelle infrazioni alla regolarità normativa e dogmatica delle cose intonse e perfette è possibile aprire dei varchi verso una dimensione di senso che contempla il metamorfico e il provvisorio, ridandogli dignità narrativa e formale.

I “temi” della materia, quindi, si sviluppano sul piano, per un occhio che perlustra la tela a distanza ravvicinata, ma anche nel colpo d’occhio, quando lo sguardo a distanza ricompone quella miriade di elementi in una composizione unitaria, allora viene ad affiorare una immagine: se la matrice è gestuale, e richiede un modo di lavorare impulsivo, emotivo più che freddamente calcolato, un appiglio al mondo organico, rimane comunque costante e riconoscibile. La figurazione, quindi, non è assente, ma nascosta, tematizzata dalla materia stessa.